Darach-Eib si muove come chi ha imparato a camminare guardando i lupi farlo prima di lei. Ha il passo silenzioso, lo sguardo che osserva i bordi della stanza prima del centro, e una calma animale che mette a disagio chi non la conosce. Veste pelli, cuoio grezzo, e ornamenti vegetali che cambiano con le stagioni.
Parla poco e in modo essenziale, spesso traslitterando concetti del Bosco in parole imperfette. Il suo nome stesso è una traslitterazione: il suono che gli altri lupi del branco emettevano per chiamarla. Non ha mai cercato di scoprire le proprie origini umane — il branco è la sua famiglia, e questo le basta.
Cresciuta dai lupi del Bosco di Velthar dopo essere stata abbandonata neonata per ragioni che ignora, Darach-Eib vive secondo quella che chiama Legge della Foresta: il più forte vince; nel branco, una singola perdita pesa meno di molte perdite per difendere il debole; ogni elemento del Bosco, per quanto piccolo, è essenziale all'equilibrio del tutto. Per lei non è ideologia ma evidenza, qualcosa che il corpo conosce prima della mente.
Quando si rese conto, da adolescente, che non poteva restare nel branco per sempre, cercò il contatto con i Druidi di Velthar. Era stata osservata da loro per anni. Fu accolta nel Circolo senza forzature, libera di andare e tornare. Ha seguito la via dell'Irriducibile — il ruolo che le è sempre parso più naturale, per chi si sente parte integrante del Bosco.
Nel Circolo di Velthar la sua opinione è rispettata: nessuno conosce il Bosco come lei, le sue zone, la distribuzione di animali e piante. È la principale alleata del Maestro del Circolo nel monitorare i segnali d'allarme del Bosco. Eppure le interazioni sociali del Circolo le pesano — le trova complesse e superflue — e tornare al branco resta un suo bisogno costante.
Un sogno profetico recente l'ha spinta a lasciare il Bosco per dirigersi a Qir-Azel, lungo la Strada Antica. Ha condiviso il sogno con il Maestro, che si è trovato d'accordo nel non considerarlo una coincidenza. Con malinconia ha lasciato l'unico luogo che abbia mai conosciuto.
"Il più forte vince. Una perdita singola pesa meno di molte. Ogni cosa, anche minima, regge il Bosco." — Darach-Eib, la Legge della Foresta
Da bambina selvaggia, prima ancora che i druidi la trovassero, Darach-Eib vide un albero che non avrebbe dovuto esistere: cresceva in una fenditura della roccia, lontano da ogni luce, con corteccia di metallo vivo. Dal tronco si levavano vapori azzurrastri, densi come incenso — da adulta avrebbe capito che era una vena del Mana, qualcosa che nessuno sa come si generi davvero.
Dormì ai piedi dell'albero per tre notti. Alla terza, sognò di essere osservata: occhi dorati senza pupille, incastonati nella testa di un essere gigantesco e sferragliante, che produceva rumori innaturali. Non provò paura — solo un senso di riconoscimento, come se qualcosa l'avesse chiamata per nome. Quando si risvegliò, l'albero era scomparso. O si era chiuso, inghiottito dalla terra. Il branco non tornò mai in quella zona, e lei stessa non l'ha mai più ritrovato. Il sogno profetico recente è il ritorno di quegli occhi, dopo decenni. Per questo è partita.
L'essere sferragliante con occhi dorati senza pupille non era un sogno: era una porzione di Precursori ancora attivi sotto il Bosco di Velthar. L'albero di metallo vivo è uno dei loro condotti — un punto in cui il Mana viene letteralmente prodotto, non solo canalizzato. Darach-Eib è una delle pochissime persone viventi ad aver visto un condotto attivo e ad esserne uscita ricordandolo. Per questo l'hanno richiamata.
L'abbandono neonatale non fu casuale. Qualcuno la portò nel Bosco sapendo che il branco l'avrebbe presa. La Legge della Foresta che pratica con tanta naturalezza non è solo cultura lupina: è una forma di programmazione comportamentale che i Precursori utilizzavano per selezionare gli umani adatti a interfacciarsi con i loro sistemi. Darach-Eib non è una druida che ha trovato la sua via — è uno strumento che si sta avvicinando alla propria chiave.