Veridia è magra di una magrezza che non è dimagrita: è quella di chi non ha mai mangiato abbastanza nei suoi primi tredici anni. I lineamenti taglienti, gli occhi rapidi, la postura sempre leggermente in avanti come se stesse per scattare. Al polso destro porta un bracciale di rame grezzo, semplice nella forma, importante nel significato: è il segno dei Quattro Scavatori.
Parla quando serve, e quando parla è secca. Ride raramente, e quando ride sorprende — è una risata grande, che non c'entra niente con il corpo da cui esce. Veste in modo funzionale, mai trasandato. Tiene sempre due lame nascoste in punti diversi.
Veridia nacque a Ghoran in una famiglia che non ricorda. Fu venduta a tredici anni a una compagnia di Raschiatori in transito — schiava o serva, le due cose si confondono dove arriva la fame. Per sei mesi servì il padrone della compagnia. Poi un giorno, in un bivacco fuori Qir-Azel, una raschiatrice di nome Dragna Gro-Malog la guardò mentre serviva il vino e decise che no.
Dragna sfidò il padrone in duello per riscattarla. Vinse ma perse due dita della mano sinistra. Da quel giorno Veridia non è più appartenuta a nessuno tranne che a se stessa — e in una forma più sottile, a Dragna. La chiamano i Quattro Scavatori, lei e le tre raschiatrici con cui scende: Ferro, Argento, Fiamma. Veridia è la quarta. Non ha ancora un soprannome ufficiale, ma fra di loro si fa chiamare 'la nuova'.
Veridia parla spesso della fame e quasi mai del cibo. Per lei la fame non è uno stato fisico: è il motore. È il modo in cui sa di essere ancora viva, di non aver smesso di volere qualcosa. La usa come strumento — la fame di salire, la fame di sapere, la fame di trovare la lama prima che la trovi qualcun altro.
Sotto i Raschiatori ha imparato a scendere in profondità, a forzare meccanismi precuriani, a riconoscere i cristalli buoni da quelli che sanguinano. È diventata utile in fretta, perché chi ha avuto fame impara più rapidamente di chi non l'ha avuta.
"Ho fame. È così che so di essere ancora viva." — Veridia, a Dragna, dopo il duello
Veridia non chiama Dragna 'Ferro' — la chiama per nome. È un piccolo gesto che nessun altro nei Raschiatori si permette. Il debito che sente verso di lei non è gratitudine: è qualcosa di più complicato, una forma di appartenenza che Veridia non ha scelto ma da cui non riesce a uscire. Se Dragna le chiedesse di morire per lei lo farebbe, e questo la spaventa più di qualunque schiavitù precedente.
I Quattro Scavatori non sono solo una squadra. Sono una piccola dottrina dentro i Raschiatori, con le sue regole non scritte. Dividono il bottino in modo diverso. Lasciano dietro una parte dei cristalli più sicuri ai bambini della Città Bassa che hanno scelto loro. Veridia all'inizio pensava che fosse una stranezza di Dragna. Poi ha capito che era un sistema, e che lei adesso ne fa parte.
Dragna non scelse Veridia per caso. La compagnia di schiavisti che la portava era stata seguita da Tuarmir; Dragna aspettava il momento giusto. Veridia è la quarta dei Quattro Scavatori perché serviva una quarta: i tre soprannomi (Ferro, Argento, Fiamma) sono nomi di componenti di un meccanismo precuriano che richiede un quarto elemento — non un metallo, una persona. Veridia è quell'elemento. Nessuno glielo ha ancora detto.
La 'fame' che Veridia descrive come motore esistenziale non è solo psicologia di chi ha sofferto: è un effetto secondario dei mesi passati a respirare polvere di Marea Grigia nelle spedizioni profonde. La Marea, nelle sue forme più rarefatte, non corrompe sempre — a volte amplifica. Su Veridia ha amplificato il bisogno. È per questo che impara così rapidamente. È anche per questo che, prima o poi, le verrà chiesto di scendere a Darn-Morakh, dove le cose imparate diventano altro.