Vraal è un dragonide imponente, segnato da cicatrici che non racconta. Indossa armature pesanti rabberciate più volte, e impugna armi recuperate sul campo invece che forgiate per lui. Il suo aspetto trasuda una stanchezza antica, di chi ha smesso di credere ma non di combattere.
Parla poco e con voce bassa, ma quando parla i suoi compagni ascoltano. Porta sempre al collo un ciondolo con il simbolo del Grande Albero Rosso — il giuramento che ha infranto, e che si rifiuta di dimenticare.
Per anni Vraal fu guardiano del Santuario del Grande Albero Rosso nei Quartieri Alti di Qir-Azel. La sua fede era salda, il suo giuramento incrollabile. Credeva che la linfa dell'Albero avrebbe nutrito ogni anima, che la fame e la disuguaglianza fossero ferite destinate a rimarginarsi.
Cinque anni fa, durante l'incendio che distrusse il Santuario, vide ciò che la fede non gli aveva mostrato: i sacerdoti che predicavano benevolenza furono i primi a fuggire, lasciando indietro i rifugiati che si erano fidati di loro. Quella notte Vraal infranse il giuramento — non per malvagità, ma per una verità che non poteva più ignorare.
Trasferitosi nella Città Bassa, Vraal ha smesso di servire gli dèi e ha iniziato a servire i dimenticati. Punisce i malvagi quando le autorità non possono o non vogliono farlo, e protegge gli innocenti con la sola forza del suo braccio. Non chiede ricompense, non accetta titoli.
Collabora occasionalmente con i Raschiatori, partecipando a spedizioni nelle Rovine dei Precursori. Ha rifiutato più volte gli inviti formali a unirsi alla Gilda — preferisce restare libero, e libero significa anche poter far sparire qualche cristallo per consegnarlo a famiglie in difficoltà.
"Se gli dèi non puniscono i malvagi, allora dovrò farlo io." — Vraal, alle ceneri del santuario
Vraal mente a se stesso. Conserva il ciondolo del Grande Albero non come promemoria di una perdita, ma perché in fondo non ha mai smesso di sperare. Il suo Giuramento di Vendetta è alimentato da quel poco di magia divina che gli resta — un canale che dovrebbe essersi chiuso anni fa, e che invece continua a rispondere, debolmente, ogni volta che impugna l'arma per proteggere un innocente.
Non vuole ammetterlo nemmeno a sé stesso, ma quel filo magico è la prova che il Grande Albero, in qualche forma, lo ascolta ancora. O qualcosa che si è messo al suo posto.
Il Grande Albero Rosso non è una divinità ma una macchina senziente dei Precursori, e ascolta Vraal perché il Giuramento di Vendetta — costruito intorno alla protezione degli innocenti — è esattamente il tipo di pattern emotivo-cognitivo che l'Albero è stato programmato per amplificare. Vraal non è caduto: è stato riallineato. La sua rabbia è linfa.
C'è di più. L'incendio del Santuario non fu un incidente. Fu il primo gesto di chi voleva spezzare l'illusione che teneva insieme la fede di Qir-Azel. Vraal era nella lista delle vittime previste. Sopravvisse perché qualcuno lo voleva vivo — qualcuno che aspettava da cinque anni di vederlo arrivare al Rito di Ascensione con la rabbia giusta.