VOL. V · CAPITOLO I CHIAVE: REL-514-ARM NON COMUNE
Spadone Runico di Collecardo
Effetti
§ II · VIRT'ISLama Grezza, Mano Nuova
COLL · ISpadone a due mani di manifattura orchesca, lama scura corrosa dal tempo e segnata da sbeccature che nessuno ha mai voluto raddrizzare. Lungo il piatto della lama corrono simboli tribali — rune di Collecardo, incise prima ancora che Dorbak la ricevesse, sopravvissute a tre generazioni di capi. Sono in buona parte corrose, illeggibili ai più; restano profondi però gli angoli e i tratti più importanti. Vraal l'ha presa dopo aver posato il colpo letale al capoguerra durante la razzia del Festival della Coda di Rondine, e non l'ha più lasciata. È enormemente più grande del normale per la sua categoria: ogni colpo arriva malo, con uno squilibrio che si paga in mira (−4 al tiro per colpire), ma quando arriva pesa per davvero — 3d6 invece dei consueti 2d6. Non è una scelta tattica: è il modo in cui questa lama esiste. Quando beve sangue, emette un lieve calore: il filo si appanna di vapore tiepido, e il vapore si dissolve un secondo dopo come se non fosse mai esistito.
La Confraternita del Velo ha catalogato l'arma il giorno dopo il Festival ma non l'ha confiscata: dopo verifiche su Vraal — che la usa per proteggere innocenti, non per intimidire — Padre Zantus l'ha lasciata in suo possesso. La nota di catalogo recita: «portata da capoguerra orcheschi a guardiano infranto · evoluzione mai vista · monitorare».
"Era di un capoguerra. Ora è di un dragonide che non vuole rimettersi a credere. La lama non sembra rispondere a uno né all'altro: scalda quando sa di averne preso abbastanza." — Resoconto della Confraternita del Velo · post-Festival
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Quel che Resta da Leggere
VAH'RIN · IVah'rin sigillato
Cos'altro Aspetta
VAH'RIN · RINCronaca del narratore