VOL. I · CAPITOLO I CHIAVE: AMB-150-MIT DOMINIO · LA SUPERFICIE FRATTURATA
Eren Solmir, il Figlio del Sole
Prima della Discesa
EREN'AR · IGiovane rispetto agli altri due, Eren Solmir era un erudito, un alchimista e un musicista di Qir-Azel. È ricordato come colui che rideva davanti al pericolo, che amava la compagnia, e che cercava la conoscenza come un atto di devozione verso il Grande Albero e verso sé stesso. Cresciuto nei circoli della Biblioteca, aveva passato l'adolescenza fra libri precuriani e strumenti dei maghi anziani, suonando di sera nelle taverne quello che imparava di giorno nelle camere chiuse. Era il preferito di tutti, e questo non lo guastò mai.
Fu lui, si dice, a decifrare per primo i simboli incisi sulle pareti di Darn-Morakh — simboli che ancora oggi nessuno comprende del tutto. Le sue trascrizioni, conservate nella Biblioteca, sono incomplete: si interrompono a metà dopo il Rito, e gli archivisti del Velo sostengono che Eren stesso, una volta tornato, non sia stato in grado di completarle. Avrebbe detto: «Ho capito quello che dovevo capire. Il resto non mi appartiene».
Dopo il Rito
EREN'AR · IIDopo l'Ascensione, Eren non dormì mai più. I suoi compagni della Biblioteca raccontano che gli occhi gli rimanevano aperti, anche quando meditava o pregava — non per veglia volontaria, ma per impossibilità del riposo. Al suo passaggio le lanterne si accendevano spontaneamente; le lampade a olio si riempivano da sole; i cristalli conduttori, anche scarichi, riprendevano a pulsare per qualche minuto. Sembrava trasformato in un conduttore vivente di Mana, e il suo corpo cominciò gradualmente a disfarsi per l'eccesso di energia immagazzinata.
Continuò a frequentare i circoli della Biblioteca per cinque anni dopo il Rito. Si sedeva fra gli scribi, leggeva, prendeva appunti, suonava qualche strumento ancora la sera quando glielo chiedevano. Poi smise. Le ultime cronache lo collocano nel 136 D.C. in un cammino solitario verso le pianure di Talrhan — il luogo del Grande Albero Rosso — accompagnato da un mulo carico di libri e da una lanterna che, secondo testimoni, si accendeva da sola alla sua mancata pressione.
La Statua e il Sorriso
EREN'AR · IIINel tempio della Confraternita del Velo, la statua di Eren Solmir ne raffigura il bel volto sereno, ma le mani tese in avanti — deformate, come se si stessero fondendo con la pietra stessa. È l'unica delle tre statue dei Portatori in cui il soggetto sorride. Per molti fedeli, Eren rappresenta l'indomabile sete di conoscenza dell'umanità, che ha osato avvicinarsi troppo alla luce e ancora ne paga il prezzo. I chierici-studiosi del Velo lo invocano prima di intraprendere ricerche difficili o di affrontare testi che si sospettano contaminati dalla Marea.
Non si hanno notizie verificate di Eren dal 137 D.C. Si dice — e la voce non è mai stata smentita — che il suo corpo si sia disfatto lentamente lungo la strada per Talrhan, lasciando dietro di sé una traccia di luce che dura tre giorni prima di spegnersi. Si dice anche che non sia mai partito davvero, e che sia diventato parte della stessa Biblioteca, una presenza invisibile fra gli scaffali della sezione precuriana. Padre Abstalar Zantus, alla domanda diretta, ha risposto solo: «È dove ha sempre voluto essere».
"Ha riso, dicono, anche quando ha capito. Forse non aveva ancora capito tutto." — Padre Abstalar Zantus, sermone del 142 D.C.
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- + Kael Dareth
- + Selara Vyn
- ▲ Il Quarto Disperso
- + Erudito di Qir-Azel
- + Decifratore di Darn-Morakh
- ▲ Insonnia perpetua
- ▲ Conduttore vivente
- ▲ Disfacimento lento
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- ◇ Affresco dei Tre Portatori
- ◇ Statua con mani in fusione
I Simboli che Si Cancellano
VAH'RIN · IVah'rin sigillato
Vah'rin sigillato
- ◉ Imprese cancellate